Nell’ultima settimana si sta diffondendo sempre di più la notizia secondo la quale farsi i selfie mostrando le mani potrebbe essere pericoloso.
In particolare, sono tantissime le occasioni in cui ci facciamo ritrarre facendo il segno della pace, ( o della vittoria) o mostriamo i pollicioni per dire che è tutto ok.Secondo una ricerca giapponese, infatti, dalle foto scattate mostrando i polpastrelli, abili hacker potrebbero carpire le nostre impronte digitali e in questo modo entrare nei nostri cellulari, nei conti in banca, carte di credito e così via. Ma questa notizia è vera o si tratta di una bufala?

Una gran parte di verità c’è. Infatti le nuove tecnologie utilizzano sempre più l’identificazione sul proprio cellulare o sul proprio computer tramite impronta digitale.
Il professore Isao Echizen, ricercatore presso l’Istituto Nazionale del Giappone di Informatica (NII), ha dimostrato come sia possibile riprodurre un’impronta digitale da una fotografia e ha sottolineato come i nuovi dispositivi permettono fotografie a risoluzione e nitidezza sempre maggiore.

Vero è che molti di noi possono stare tranquilli, o almeno chi usa ancora le chiavi ( o al massimo il telecomando) per sbloccare la portiera della propria auto, i tasti per sbloccare il cellulare e le chiavette messe a disposizione della banca per far partire un pagamento tramite bonifico o carta di credito. Ma i dispositivi più tecnologici stanno diventando sempre più accessibili e diffusi, quindi dobbiamo iniziare a fare in conti con la vulnerabilità delle nuove tecnologie e proteggerci.

Al momento scorrendo la nostra bacheca facebook molto probabilmente troveremo immagini sgranate, mosse, buie o eccessivamente luminose, senza pensare a quante divertenti cosine aggiungiamo ai nostri ritratti… effetti anti occhiaie, lingue da mucca, cornici a stelline… tutti elementi che coprono l’ottanta per cento della foto!

Inoltre, la procedura di riproduzione di un’impronta digitale è altamente costosa, e probabilmente inutile dal momento che in molti stanno correndo ai ripari, sviluppando procedure di riconoscimento dal vivo.
Ad esempio il Touch ID degli iPhone, rivela gli strati subdermali e l’energia elettrostatica, rendendo inutili le semplici riproduzioni.
Gridare quindi all’allarme pensando che basta una vittoriosa foto di laurea per trovarsi il conto in banca svuotato è quindi un po’ prematuro…

Certamente fa impressione lo studio dei ricercatori giapponesi, che ci catapulta improvvisamente nei film di spionaggio fantascientifici, in cui è possibile rubare anche i sistemi biometrici.

Chi ci avrebbe mai pensato quando ci divertivamo a fare le corna alle foto di classe?
E allora cambiamo posa… non si sa mai!

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