La cucina romana è una delle più gustose! Alcuni piatti tipici della Capitale infatti sono famosi in tutto il mondo, anche se, ahinoi, alcune volte vengono rovinati dalle varianti d’oltre oceano con abbinamenti che fanno rizzare i capelli a qualsiasi italiano!

Piatti tipici di Roma quali sono
Il grande Alberto Sordi nella celebre scena “maccarone, m’hai provocato, e io te distruggo!”. A Roma si mangia bene. Anzi, se “magna” bene.

La particolarità della cucina romana è la povertà degli ingredienti che, cucinati sapientemente con ricette che si tramandano da generazioni, creano uno dei menù più gustosi e allegri che possiate immaginare.

Certo non aspettatevi i ristorantini di MasterChef. La cucina romana è un po’ sempliciotta e va degustata in posti altrettanto sempliciotti. Nei quartieri più caldi e tutt’oggi squisitamente tipici, come Testaccio o Trastevere. E prendetevi tempo. Tanto tempo. Se invece volete andare un più di fretta, non dimenticatevi che a Roma gli americani non ci hanno davvero insegnato nulla. Siamo dei precursori del mangiare veloce e dello street food. E da noi il Mc Donald’s si chiama rosticceria. Se lo avete perso, date un’ occhiata al nostro mitico post sui migliori supplì di Roma.

Ma quali sono i piatti tipici della cucina romana?

I PRIMI PIATTI ROMANI

La carbonara. Rigorosamente spaghetti, con tuorlo d’uovo, pancetta e pecorino. La potete trovare anche in varianti con zucchine, ma la vera carbonara è quella “pulita”.

L’amatriciana. Diventata ancora più celebre per le staffette di sostegno alle popolazioni colpite dal terremoto, tra cui proprio Amatrice, la patria di questo delizioso piatto. Solo pomodoro, guanciale e pecorino. Diffidate da chi usa l’olio per il soffritto o aggiunge cipolla o aglio!

La Gricia. La variante dell’amatriciana per chi non ama il pomodoro: guanciale e pecorino. Abbiamo detto “guanciale”. Non pancetta! Per carità!

Cacio e pepe. Il nome dice tutto! In genere con pasta fresca, in particolare i tonnarelli.

Gnocchi alla romana. Piatto della tradizione povera, a base di semolino. Sono dischetti di polenta di semolino gratinati al forno con burro e parmigiano. Tipici del giovedì!

I SECONDI ROMANI

Il quinto quarto, ovvero la parte che era scartata dai mattatoi: trippa, cervello, orecchie, coda, cuore, fegato…
Non tutti amano questi ingredienti, ma cucinati alla romana sono davvero deliziosi! Per citarne alcuni: coda alla Vaccinara ( coda del bovino stufata), rigatoni con la pajata (l’intestino del vitello da latte), trippa alla romana ( con menta e pecorino), coratella (interiora dell’agnello da latte). Non fate gli schizzinosi, una volta dato il primo morso, non ne potrete più fare a meno!

Abbacchio. Al forno o a scottadito ( ovvero alla brace, da mangiare con le mani “scottandosi” le dita). È l’agnello da latte, non ancora nutrito ad erba. È tradizionale di Pasqua, ma anche della Domenica.

Saltimbocca alla romana: sono fettine di vitella cucinate con prosciutto, burro e salvia, spesso tenute insieme dal tradizionale stuzzicadenti che, se può non sembrarvi chic, è perché non ha alcuna intenzione di esserlo!

Porchetta: tradizionale dei castelli romani, è il cibo da strada per eccellenza delle fiere, da mangiare nel classico panino.

CONTORNI

I carciofi, generalmente provenienti dalle vicine Ladispoli e Civitavecchia. Li potete gustare nelle due ricette tipiche: carciofi alla romana, imbottiti di mentuccia, aglio e prezzemolo e cotti interi in acqua e olio, e carciofi alla Giudia, fritti interi e croccanti, da mangiare staccando le foglie con le mani come patatine!

Le puntarelle, tipiche di Natale, da condire con olio emulsionato con alici, aceto e aglio.

I FRITTI

Il fritto è il piatto tipico dei cenoni della Vigilia, quando bisogna mangiare di magro e quindi il romano medio decide di non cucinare la carne ma di abbuffarsi di fritti! Il fritto vegetale è composto da broccoli, zucchine, carciofi (non mancano mai!) ma anche funghi, borragine e tutto quello che può essere immerso in pastella e fritto! Ognuno ha la sua ricetta per la pastella: chi li fa in tempura, chi aggiunge vino, chi birra… l’importante è friggere! Non stiamo esagerando: uno dei piatti più buoni è l’aria fritta, ovvero la pastella avanzata, insaporita da tutti gli ingredienti che sono stati a mollo, fritta in olio bollente.

Non scordiamo il baccalà fritto e i supplì al telefono, così chiamati perché aprendoli in due restano collegati da una striscia di mozzarella filante!

DOLCI

Il dolce tipico dei romani è il maritozzo con la panna, una sorta di brioche dolce ripiena di panna montata. Si mangia di giorno e di notte, letteralmente: il maritozzaro è la sosta tipica dei giovani all’uscita dai locali notturni, per mettere “qualcosina” in pancia prima di rincasare all’alba.

La cucina romana è parente stretta di quella giudaico-romanesca, che ci ha regalato notevoli perle, tra cui la crostata ripiena di ricotta e visciole. Da comprare categoricamente nelle pasticcerie kosher, che si trovano al Ghetto ma anche sparse per i diversi quartieri della città.

Un’ultima dritta per chi vuole assaggiare queste specialità nelle trattorie tipiche: dimenticate le “lacrime di formaggio”  le “virgole di aceto” della raffinata cucina televisiva: le porzioni a Roma sono assai abbondanti!

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